Nascita di un progetto:
da “Il Filo di Arianna” all’Identità culturale attraverso l’arte


In una società che diventa sempre più complessa e quindi difficile da capire per le molte, troppe interazioni, nasce la necessità della semplificazione, della possibilità di trovare chiavi di lettura, metafore e simboli per una informazione che sia comunicazione e quindi conoscenza.

Il mio percorso di studi e la curiosità di scoprire il senso delle cose al di là delle parole, di passare dal soggettivo all’oggettivo, comprensibile e riproducibile in campo didattico-educativo, è all’origine del progetto “Il filo di Arianna: Arte come Identità culturale”.

Infatti da più parti, in questo ultimo decennio, si sente ripetere le parole “identità culturale” riferita alle nazioni oppure all’Europa, ma, se bisogna trasmettere ai giovani ed anche ai meno giovani questo concetto, questo valore, la spiegazione diventa difficile. Allora ho pensato di utilizzare il simbolo, più simboli costituiti da immagini che potessero attingere a sensazioni ed emozioni e quindi costituire la base di una conoscenza che si snoda attraverso un filo, il filo di Arianna.

I simboli e il patrimonio artistico

I simboli, le immagini sono raffigurazioni del patrimonio artistico italiano ed associate poi a quello europeo per ritrovare “le nostre radici culturali europee”.

La produzione di simboli è un’attività fondamentale in ogni tipo di società umana e costituisce una delle basi essenziali dello sviluppo della conoscenza, che prende le mosse proprio dal tentativo di trovare rapporti e associazioni tra le cose, di individuare somiglianze tra le realtà piú lontane.

Alcuni orientamenti filosofici fanno risalire tutta la cultura umana, le forme di coscienza e di immaginazione, i modelli di comportamento, all’attività simbolica, all’istituzione di rapporti continui tra parole, cose, oggetti, sfere diverse dell’esperienza, che in ultima analisi sfuggono alla mera descrizione verbale.
La capacità di creare simboli è una caratteristica fondamentale dell’essere umano. Essa corrisponde alla tendenza della nostra mente a trasferire: trasferiamo significati, affetti, emozioni da un oggetto ad un altro, dal mondo interno al mondo esterno e viceversa.

La nascita di un simbolo implica creatività ed immaginazione e, stimolando nuove associazioni , è allo stesso tempo fonte di ulteriore creatività ed immaginazione. Ma soprattutto il simbolo ha le sue radici non nel mondo della cultura ma in quello, originario e profondo, degli affetti e delle emozioni.
La creatività ha un posto importante nella formazione dei simboli. L’artista, il poeta mettono a disposizione il proprio universo simbolico, cioè la propria la propria visione del mondo. L’emozione che un’opera d’arte produce è legata alla forte attività di risonanza interna che in questo modo l’artista crea in noi. In altre parole si creano dentro di noi nuove catene associative che attingono alla storia e al mondo interno di ciascuno. E’ per questo che non ha molto senso cercare “il significato” di un’opera d’arte, consistendo la sua forza evocatrice proprio nell’attivare una rete di emozioni e significati personali.
Il simbolo accidentale, quindi, si verrebbe a creare attraverso un’associazione mentale tra uno stato d’animo e qualcosa con cui l’individuo entra in contatto, come ad esempio un luogo; in seguito, l’ascoltare il nome di quel luogo potrà evocare lo stato d’animo esperito.

Da qui il passaggio dal simbolo, dall’immagine alla costruzione della nostra identità culturale.

La nostra identità culturale

In un momento epocale molto particolare, qual è quello contrassegnato dai fenomeni della globalizzazione, durante il quale è naturale chiedersi se possa avere ancora un senso parlare di identità di un Paese, ci si rende conto di quanto una nazione come la nostra continui ad identificarsi con la propria eredità storica. Il patrimonio culturale ha un'altissima funzione identitaria, è una sorta di lingua della memoria, il cui potere di coesione è uguale a quello dell'italiano, unica lingua usata in tutta la Penisola anche quando essa era divisa in tanti piccoli Stati.
In uno Stato dove i poteri e le competenze si stanno allontanando dalla sfera centralizzata nazionale per cedere il passo alle Regioni, da una parte, ed alla Comunità Europea, dall'altra, il patrimonio storico costituisce in’importante unità di lettura.
A questo si devono aggiungere le nuove tecnologie della comunicazione, e la New Technology offre gli strumenti per raggiungere gli obiettivi del progetto “Il filo di Arianna”. Dal medium cartaceo l'orizzonte si sposta verso la rete del web, terreno fertile ed aperto a nuove sperimentazione nei confronti di tematiche già conosciute o ancora da esplorare.
Sottosuolo, sovrasuolo, industrie, musei, beni culturali e paesaggi, sono solo alcuni dei molteplici aspetti che contribuiscono a formare l'orizzonte fisico su cui agisce la cultura attraverso i suoi molteplici racconti: questi, attraverso la rete, la telefonia, i nuovi mezzi di mobilità, possono contribuire a far emergere identità, peculiarità ed aspetti del sapere fino ad oggi rimasti in ombra, o conosciuti solo attraverso i tradizionali canali di scambio culturale.

Dall’identità e dalla conoscenza si attiva alla cultura e alla civiltà, un complesso che “comprende conoscenze, credenze, arte, leggi, morale, costumi e ogni altra capacità e abito acquisiti dall’uomo come membro di una società".
L’aspetto importante di tale definizione, oltre alla ricchezza di riferimenti, riguarda proprio l’espressione "acquisiti" con la quale si dà conto del processo di trasmissione della cultura in senso orizzontale e verticale. Se da una parte non esiste persona senza cultura, se, dall’altra, non esiste cultura senza persona, appare evidente come, riferendosi alle persone, la cultura attraverso la quale le singole persone a livello individuale e collettivo formulano le proprie scelte e orientano i propri comportamenti, coincide con la loro identità culturale, con l’apparato, cioè, simbolico, normativo e strumentale attraverso il quale un soggetto si colloca in un determinato contesto culturale caratterizzato nel tempo e nello spazio.
L’identità, in sostanza, è la forma che la cultura, intesa come patrimonio di idee, valori, norme orientamenti, assume dal momento in cui, in seguito al processo di inculturazione e socializzazione, entra a far parte del sistema culturale di riferimento del soggetto.
Si vengono così a precisare, oltre agli elementi costitutivi dell’identità culturale, gli elementi distintivi, la prospettiva, il punto di osservazione da cui parte l’analisi che comunica una determinata "visione del mondo".
L’identità è, dunque, la cultura analizzata tenendo conto del soggetto o dei soggetti rispetto ai quali si interagisce.

Cultura come Identità

In sostanza, non esiste cultura che non sia sempre incarnata in identità condivise a livello di gruppo più o meno ampio. Da questo punto di vista l’analisi delle identità è sempre un’analisi più precisa, non esistendo mai contenuto, orientamento che non si riferisca a soggetti singoli o collettivi di ieri, di oggi, di domani.

Che il concetto di identità nazionale, per quanto riguarda il nostro Paese, non rappresenta un valore completamente superato ed obsoleto «lo mostra - come afferma Salvatore Settis, il rapporto con il nostro patrimonio culturale la cui unicità è per gli italiani motivo di identificazione e di orgoglio. L’Italia emerge per la speciale intensità e capillarità della diffusione del patrimonio culturale e paesaggistico sul territorio, per un modello senza pari di conservazione contestuale. Nelle nostre città, una chiesa, un palazzo, è degno di essere conservato in sé, ma soprattutto in quanto appartiene, con cento altre chiese e palazzi, a un’unica, fittissima trama. In questo insieme, prodotto di un accumulo secolare di ricchezza è civiltà, il totale è maggiore della somma delle sue parti.»

Molti voci autorevoli affermano, concordemente, che il nostro Paese potrà avere ancora un ruolo autorevole nello scenario competitivo dell’economia europea e globale solo capitalizzando coscientemente e valorizzando strategicamente - in una prospettiva qualitativa - il patrimonio materiale ed immateriale di cui disponiamo. Un patrimonio che ci è consegnato dal passato ma che spetta a noi saperlo proiettare verso il futuro. Si discute con una certa ricorrenza di soft economy, ovvero di un’economia che trae alimento dal territorio e dalle comunità in esso insediate, dalle produzioni tipiche dei luoghi dove la messa in valore (più che la distruzione o il “congelamento”) dell’eredità consegnata dal passato è contrassegnata dagli apporti di conoscenza e innovazione compatibile.
Il nuovo terreno della valorizzazione è quello in cui il patrimonio storico e il sapere tradizionale (ma lo stesso vale per le “produzioni del nuovo”) intercettano e accolgono il binomio cultura-creatività come piattaforma abilitante.
È sempre più evidente come oggi sia necessario creare intorno al bene economico (sia esso prodotto, servizio o esperienza di vita) un contesto culturale e comunicativo ampio capace di renderlo unico, appetibile, desiderabile in funzione di qualità aggiuntive estrinseche (poste in sommatoria di quelle intrinseche): qualità esterne, ma correlate in qualche modo al bene da valorizzare inscritte nella visione di un economia del desiderio e dell’attesa di esperienze memorabili (sensoriali ed intellettuali ad un tempo) che slarga la concezione più tradizionale di consumo tutta incentrata sul prodotto tangibile, solido e seriale, così come ci aveva abituato l’economia industriale e manifatturiera.
Molte di queste qualità che “vestono” i beni, i prodotti e i servizi offerti sul mercato hanno a che fare con il contesto, con le tracce fisiche e simboliche espresse dai luoghi attraverso i linguaggi delle città, dell’architettura, del design, dell’arte, della letteratura, degli stili di vita.
E il territorio d’Italia da questa prospettiva non è secondo a nessuno quanto ad imponenza e diffusione di testimonianze sedimentate, quanto a qualità, a suggestioni e a considerazione che riceve dal mondo intero.

Arte come narrazione storica

Partendo proprio dal nostro patrimonio artistico, ricostruire gli eventi della storia per tentare di comprendere come sia stato possibile giungere alla fondazione dell’Italia, è come comporre un puzzle i cui elementi sono nascosti in un passato davvero labirintico. Riuscire infatti ad offrire una chiara panoramica su specifiche circostanze storiche può rivelarsi un’impresa ardua, ma anche affascinante, in quanto ci ritroviamo a raccontare fatti ed eventi, e imprese di uomini pronti a battersi per un sogno a cui avevano dedicato tutta l’esistenza. In questa nostra epoca in cui gli eroi sembrano essere dei ragazzi milionari che tirano calci ad una palla, narrare le vicende, ad esempio, del giovane Giuseppe Mazzini può essere una sfida stimolante per scoprire la favola di un uomo capace di vedere nel futuro, di capire con decenni d’anticipo che la società nella quale viveva era destinata a naufragare ed a rigenerarsi.

Da qui il progetto “Il filo di Arianna: Arte come identità culturale”, si pone anche come sostegno all’educazione permanente con particolare attenzione agli anziani nonché alla sensibilizzazione dei giovani al patrimonio culturale e alla lettura al fine di rispondere ad un’elevata domanda, espressa o implicita, di riscoperta dei valori, delle identità e di identificazione di strategie di integrazione culturale; nonchè di aiuto alla creatività e alle forme d’arte connesse ai nuovi media.

La sperimentazione, da questo anno, si allarga all’Europa con “Più Culture, Una Civiltà: l’Europa. Arte come Identità culturale”. La civiltà europea come fattore di dialogo tra le sue culture e poi fra le attuali civiltà.

Dobbiamo rifarci alla tradizione, platonica e umanistica, che concepisce l’uomo come un essere essenzialmente cognitivo, diverso da tutte le altre creature viventi per la sua capacità di ragione creativa. Agendo in questa tradizione, l’uomo è capace di sviluppare ipotesi creative, ipotesi che, a loro volta, gli consentono di migliorare continuamente il legittimo ordine naturale del cosmo, e così facendo di migliorare le condizioni della vita umana.
Nelle opere dei grandi poeti, pensatori e artisti della cultura europea, noi possiamo trovare le idee che ci sono necessarie oggi: in Platone, S. Agostino, Dante, Leonardo da Vinci, Niccolò Cusano, Keplero, Leibniz, Bach, Gauss, Mozart, Beethoven, Riemann, Vernadsky, per citarne solo alcuni.
Ma possiamo rifarci al grande poeta tedesco Friedrich Schiller, per quanto riguarda l’arte: “le leggi dell’arte non si fondano sulle forme caduche di un gusto popolare accidentale e spesso degenerato, quanto piuttosto nel necessario ed eterno della natura umana, nelle leggi primordiali della mente umana. Dalla nostra essenza divina, dall’etere eternamente puro dell’umanità idealistica sgorga la limpida fonte della bellezza, e non viene toccata dallo spirito dell’epoca, che ribolle molto più in basso, in torbidi vortici”.
L’idea che l’essere umano possa scrollarsi di dosso la paura delle cose terrene e collocare la propria identità nell’immortalità è il filo conduttore di tutta l’opera di Schiller. Un mezzo importante per giungervi, afferma Schiller, è lo studio della storia universale, perché solo colui che sa quanti sacrifici personali, quante battaglie, quante vite siano costate alle generazioni passate le condizioni attuali della nostra esistenza si sentirà in obbligo di tramandare alle generazioni future i tesori ricevuti, arricchiti ed incrementati, legando così la nostra “esistenza passeggera” all’eterna catena di tutti i popoli e di tutti i tempi.
L’idea che tutti gli avvenimenti fino a questo momento sono necessari per spiegare per quale motivo esistiamo oggi, è il modo migliore per organizzare il dialogo tra le culture. Se si procede sulla base della storia universale, diventa evidente che non fu mai una sola cultura o una sola nazione a portare la fiaccola del progresso umano, fu semmai una volta una cultura, una volta un’altra. Diventerà chiaro anche che le grandi idee universali elaborate dal pensatore di una cultura, sono state tramandate nei secoli, prendendo piede in altre culture, dove hanno germinato le idee di altri pensatori.

Dialogo tra culture come conoscenza reciproca

Ma quello che è importante sottolineare è che il dialogo tra le culture deve essere condotto dal punto di vista dei migliori contributi dati da ciascuna cultura.
Il filo che unisce le idee universali, nella scienza, nella filosofia e nell’arte, attraversa tutta la storia umana e che, una volta riconosciuta questa caratteristica universale comune, la nostra varietà e diversità costituisce un  arricchimento per tutti noi.
L’idea del Cardinale Niccolò Cusano che possa esservi concordia nel macrocosmo solo quando tutti i microcosmi si sviluppano nel modo migliore possibile, deve essere valida anche per i rapporti tra le nazioni e le culture del mondo. Questa dovrà essere la base di un nuovo ordine mondiale, di una comunità di principi tra stati nazionali perfettamente sovrani. La pace sarà possibile solo se ciascuno riuscirà a sviluppare il proprio potenziale nel modo migliore, e se ciascuno vedrà il proprio interesse nell’interesse degli altri.
Lo scopo del dialogo non è quello di definire qualche dogma su chi abbia torto e chi abbia ragione, ma di studiare la scienza universale del potenziale di sviluppo del genere umano. E sarà soltanto grazie a questo dialogo che i partecipanti ad esso diventeranno persone migliori.

Augusta Busico

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