Ai partners
del progetto MIDDLE AGES AS EUROPEAN FACTORY
in the footprint  of European Architect Alfredo d’Andrade Acronym: MidAges
Programma Europa Creativa Sottoprogramma Cultura
(action: smaller scale cooperation projects

 

Roma, 08.03.2014

 

Premesse

Inizierò la mia comunicazione usando metafore sportive d’ immediata comprensione: mercoledì 5 marzo 2014 – ultimo giorno per inviare online e in cartaceo i progetti del primo bando del programma Europe Creative - alle ore 9.00 della mattina, lo staff coordinatore, dopo aver lavorato tutta la notte, ha “gettato la spugna”, ed ha abbandonato per ora il campo, decidendo di giocare d’anticipo sul prossimo bando che sarà lanciato a giugno/luglio e scadrà nel mese di ottobre per formare una squadra più preparata e coesa che abbia maggiori possibilità di un risultato positivo con operatività prevista da maggio/giugno 2015 – EXPO Milano – a dicembre 2016 (18 mesi).

Vorrei parlare delle difficoltà incontrate in quanto mi sembra importante, fin dal primo lancio dei nuovi programmi 2014/2020, che gli operatori nel campo della cultura facciano sentire la propria voce senza subire passivamente decisioni prese “dall’alto” e spesso in contrasto con ciò che si ritiene debba essere promosso per i vari settori in cui si articola la cultura stessa, che dovrebbe essere, secondo i proclami ed i manifesti a livello europeo, il motore pulsante dell’Europa che si vuole costruire.

Intanto, per le statistiche tanto care ai nostri vertici europei, faccio presente che dei nove partner con cui, in qualità di coordinatrice del progetto, presidente dell’Associazione no profit I.C.S. International Communication Society, ho promosso il progetto, tutti appartenenti a strutture di eccellenza nel loro campo, nessuno aveva in programma di presentare un progetto nell’ambito del programma Europe Creative e neanche era informato sui parametri richiesti, per un rifiuto a priori di impegnare tempo e risorse anche personali in una battaglia considerata persa in partenza per le difficoltà nel trovare partners disposti a riempire gli e-form (moduli) e nel produrre quantità di documenti che dovrebbero costituire un rimedio contro eventuali frodi e truffe. In questo modo si lascia campo libero a tecnocrati che costruiscono un progetto a tavolino, inutile per la cultura ma utile per ottenere fondi; ed a associazioni cosiddette culturali che si “buttano” nell’avventura. In ambedue i casi i fondi non serviranno per aiutare il diffondersi delle conoscenze e della cultura.

A questo proposito dovrei dire che il nostro staff si è “incagliato” proprio nel redigere un budget con i presupposti richiesti dal bando che può espletare soltanto un cosiddetto europrogettatore che sarebbe come un commercialista per il nostro bilancio individuale, e quindi a pagamento ma con parametri europei, in quanto i costi preventivati da ogni partner vanno “spacchettati” in una serie di schede in confronto alle quali un puzzle diventa un gioco da ragazzi.

Quali sono i dati richiesti in questo settore? Anche qui procedo per metafore. Immaginate di chiedere un contributo alla UE per l’organizzazione di una cena conviviale fra dieci partners in vista di prendere accordi su un’eventuale partecipazione a progetti europei. Vengono richieste le finalità, il luogo, la data, la spesa in servizi per l’affitto del locale, le attrezzature, la spesa per ogni partners e la percentuale di quota a carico di ciascuno e quanto si chiede alla UE (per il programma Europe Creative il 60%). Perché la UE conceda il sostegno economico dovete intanto giustificare le motivazioni di questa cena: ogni partner dovrà descrivere chi è, che fa normalmente e l’attività negli ultimi due anni che lo ha portato a questa partecipazione; e dovrà indicare una valutazione sullo sviluppo che potrebbe portare questa cena nei prossimi anni: ed anche questo indicato con una descrizione minuziosa.

Per ciascuna delle portate che saranno servite bisognerà indicare i tipi di cibo e il contenuto in carboidrati, grassi, vitamine, ecc. Si passa poi alla descrizione delle attività indicate per azioni: quanto volte sarà utilizzata la forchetta, il coltello e il cucchiaio per portare il cibo alla bocca e quanto tempo impiegherete a masticare ciascun boccone di ogni portata ed i tempi di digestione previsti. E questo nella sequenza dall’antipasto al dessert, prevedendo anche un’informazione supplementare su quante volte userete le posate specifiche da pesce, carne, frutta e dessert; naturalmente dovranno essere previsti eventuali tempi per lavarsi le mani e altro.

La valutazione finale consisterà nello stabilire i tempi previsti nella digestione di ciascun cibo da parte di ogni partner, e del benessere che l’assimilazione del cibo potrà portare.

Un altro esempio di tale mentalità frutto di esperienza reale: un mio collaboratore, nell’ambito di una “caccia al tartufo” per valorizzare la sua zona di provenienza, si è affidato ad una agenzia turistica per reperire partecipanti di Paesi europei ed extraeuropei. Ha risposto, fra gli altri, un gruppo giapponese che poneva la clausola di sapere in anticipo quanti tartufi sarebbero stati trovati da ogni partecipante! A questo punto o rinuncerete alla cena, oppure sborserete tutto il costo di tasca vostra!

 

La nostra azione democratica e le prossime elezioni


<pL’Unione Europea non è nata da radici tecno-economiche, è nata per l’opera di leader visionari: senza il loro impegno e la loro motivazione non potremmo vivere nella zona di pace e stabilità che oggi diamo per scontata. Combattenti della resistenza o avvocati, i padri fondatori erano un gruppo eterogeneo di persone mosse dagli stessi ideali: la pace, l'unità e la prosperità in Europa (Adenauer, Monnet, Spinelli ecc.). Oltre ai padri fondatori, molti altri hanno ispirato il progetto europeo e hanno lavorato instancabilmente per realizzarlo.

Quando abbiamo abbandonato nella pratica le loro linee ispiratrici - citate spesso nei proclami e nelle rievocazioni – ci siamo trovati in un’Europa divisa dal modello economico adottato e dalle sue conseguenze.

Nell’attuale dibattito sull’Europa uomini illustri dei vari Paesi hanno indicato come base per trovare una vera unione europea la cultura identificata nel comune patrimonio artistico e culturale largamente inteso, un parametro costituito dalla comune memoria storica e dalla possibilità di ripartire da essa per uno sviluppo economico e sociale: e dal trattato di Lisbona in poi questa esigenza è stata recepita in varie direttive e inserita nelle attuali programmi che vanno dal 2014 al 2020. E dal dicembre 2013 sono stati pubblicati i primi bandi.

A questo proposito sono state avanzate osservazioni e perplessità: in particolare voglio citare la pubblicazione (in inglese, francese e tedesco) dell’IFA, Institute for Foreign Cultural Relations, la cui Autrice, Cornelia Bruell, fra l’altro evidenzia le principali criticità che la sfera pubblica, la società civile e il Parlamento europeo indirizzano al programma europeo che riguardano, fra l’altro, il suo carattere economico che si concentra sulla concorrenza, crescita dell'occupazione e l’incremento strategico dei pubblici. Inoltre critica il termine cultura del nuovo programma, perché considerata unicamente come una merce e una prestazione di servizi senza illustrare il suo aspetto non commerciale.

Come staff organizzatore dell’associazione I.C.S. International Communication Society, avanziamo anche noi alcune osservazioni a seguito dell’esperienza nel Sottoprogramma Cultura, progetti di cooperazione europea su piccola scala:

  • Le guide per partecipare al programma sono redatte soltanto in lingua inglese (contro il principio di promozione della diversità culturale e il dialogo tra culture);
  • i documenti da produrre da parte di ciascun partner sono estenuanti e in alcuni casi ripetitivi (es. il mandate e il cooperation agreement);
  • la richiesta assillante di dati indicativi;
  • la compilazione del budget.
  • l’identificazione attraverso la richiesta di un PIC apposito – procedura complicata e non sempre chiara - da parte di ogni partecipante al bando che detta in questo modo l’ordine di citazione dei partner e costringe a riempire l’application form da parte di persone ed enti che non sono esperti, soprattutto le piccole e medie imprese e gli enti no profit che si vorrebbero agevolare.

Comunque per far sentire la nostra voce abbiamo sempre l’arma della democrazia che possiamo utilizzare tra poco, nell’ambito delle elezioni europee del prossimo maggio 2014: disinteressarsi di questa scadenza come rifiuto dell’Europa e delle sue politiche sarebbe un grave errore, invece è importante votare quei candidati del nostro collegio elettorale che si impegneranno a promuovere effettivamente la cultura intesa nel senso migliore e nelle modalità più accessibili.

Riprenderemo i lavori per la partecipazione al bando nei prossimi giorni.

 

Cordiali saluti

Augusta Busico

 

 

 pdf2014.Lettera_aperta.pdf48.46 KB12/03/2014, 11:56