Colosseo, Roma

Al primo posto per popolarità fra i simboli di Roma, il Colosseo, il cui nome è Anfiteatro Flavio, costruito per ordine dell'imperatore Vespasiano in onore della grandiosità del suo impero, venne inaugurato dal figlio, Tito, nell'80 d.C con festeggiamenti durati 100 giorni.
Il nome deriva dalla grande statua bronzea di circa 38 metri, nota come il Colosso, che Nerone volle fosse costruita a sua immagine presso la Domus Aurea. L'opera, che raffigurava l'imperatore nei panni del dio Apollo, voleva richiamare alla mente, con le straordinarie dimensioni, il prestigio ed il fascino che aveva avuto un altro simbolo dell'antichità: il Colosso di Rodi. La statua fu spostata dall'imperatore Adriano nei pressi dell'anfiteatro e successivamente modificata nei lineamenti per assomigliare prima a vari imperatori, poi, con l'aggiunta di una corona di raggi solari, al dio Sole. Nel Medioevo, con l'oblio dei fasti imperiali e delle gens aristocratiche, il nome Colosseo cominciò a sostituire nella dizione comune quello di Anfiteatro Flavio.
Il Colosseo ospitava lunghi combattimenti tra gladiatori, esecuzioni capitali, naumachie e spettacoli di caccia. Circa 80.000 spettatori seguivano i combattimenti che potevano durare dall'alba al tramonto ed anche fino a notte fonda quando i gladiatori combattevano illuminati dalla luce delle fiaccole. Generalmente al Colosseo vengono associate le persecuzioni subite dai martiri cristiani, anche se, secondo recenti studi, non esistono prove documentali che dimostrino l'effettivo svolgersi di massacri ed eccidi fra le mura dell'Anfiteatro Flavio. In ogni caso, nel 313 d.C. l'imperatore Costantino proclamò il Cristianesimo religione ufficiale dell'impero, vietando ovviamente le esecuzioni capitali a danno dei Cristiani ma anche i combattimenti fra gladiatori e gli spettacoli di caccia.
Nei secoli successivi il Colosseo divenne inizialmente un cimitero, poi una fortezza chiamata Frangipane ed infine una sorta di cava per i materiali da costruzione. La rovina della struttura dovuta a incendi, terremoti e saccheggi fu interrotta da Papa Benedetto XIV il quale consacrò l'anfiteatro alla Via Crucis e ne vietò ogni ulteriore spoliazione.

Bandiera

Consiste in tre fasce verticali di uguale larghezza, che sfoggiano i colori nazionali dell'Italia: verde, bianco e rosso. Nacque come variante del tricolore francese (di tre anni più vecchio) e venne adottata nella repubblica Cisalpina. Il verde venne indicato anche all'epoca come il colore della speranza, visto che l'Italia era ancora una speranza.

Stemma

L'emblema (e non stemma perché non ha lo scudo) della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea Costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e promulgato dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola il successivo 5 maggio del 1948, con decreto legislativo n. 535.
Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto.
La stella bianca a cinque punte, detta anche Stellone d'Italia, è stata la rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale e rimanda alla tradizionale iconografia che vuole l'Italia, rappresentata come un'avvenente donna, cinta di corona turrita e sovrastata da un astro luminoso; nell'emblema repubblicano, è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (Art.1 della Costituzione) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di ulivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione.

Inno

L'Inno di Mameli – o più precisamente Il Canto degli Italiani (conosciuto anche come Fratelli d'Italia, dal verso introduttivo) – è l'inno nazionale italiano. Fu adottato il 12 ottobre 1946 come inno della Repubblica Italiana.